Spiegazione - Explicación - Explication

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Italiano


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CHICO MENDES

Francisco Alves Mendes Filho, meglio conosciuto come Chico Mendes, (Xapuri, Acre, 15 dicembre 1944, Xapuri, 22 dicembre 1988) è stato un raccoglitore di caucciù (''seringueiro''), un sindacalista e un uomo politico brasiliano.


BIOGRAFIA

È stato Segretario generale del Sindacato dei lavoratori rurali di Brasiléia (''Sindicato dos Trabalhadores Rurais'') dal 1975 e promotore della nascita del sindacato a Xapuri (1976), lega il proprio nome alla lotta contro il disboscamento della foresta amazzonica, condotta dai contadini con metodi assembleari ed utilizzando con successo la pratica dell'''empate'' ("impedimento, stallo").

Nel 1978 è eletto vice presidente del consiglio comunale a Xapuri (l'anno seguente è presidente). Tende a trasformare il consiglio (''Camara Municipal'') in un'assemblea permanente in cui partecipano tutte le componenti politiche, sociali e religiose della città, non ricevendo l'appoggio delle formazioni politiche ufficiali, incluso il proprio partito, il Movimento Democratico Brasiliano (MDB). Viene pubblicamente minacciato dai possidenti della zona e cominciano le repressioni violente degli ''empates'', che perdono l'efficacia iniziale, e le carcerazioni extragiudiziali di centinaia di contadini per tutto il decennio successivo; in quest'anno anche Chico Mendes viene arrestato e torturato. Il sindacato dei lavoratori rurali conosce però una forte espansione diventando il maggiore dello stato di Acre.

Dal 1979 con Luiz Inácio Lula da Silva, anch'egli acreano), Josè Ibrahim e altri partecipa alle assemblee che porteranno alla nascita nel 1980 del ''Partido dos Trabalhadores'' (PT, Partito dei Lavoratori), un organismo che darà appoggio politico alle rivendicazioni della CUT, la federazione sindacale generale di cui faceva parte il sindacato dei lavoratori rurali. Nello stesso anno viene arrestato e processato per l'omicidio di Wilson Pinheiro, leader sindacale di un'organizzazione avversaria, ma il processo rivela la montatura dell'accusa, per la quale sono invece condannati 40 possidenti di Xapuri. Nei tre anni seguenti affronterà altri due processi per istigazione alla violenza, essendo in entrambi prosciolto per insufficienza di prove.

Dal 1981, Mendes è segretario della CUT a Xapuri, carica che manterrà fino alla morte pur continuando l'attività politica nel PT; nel 1982 perde le elezioni per un seggio a deputato nel parlamento statale di Acre.

Nel 1985 guida il primo congresso nazionale dei ''seringueiros'', durante il quale viene creato il Consiglio Nazionale dei Seringueiros (CNS, ''Conselho Nacional do Seringueiros''), che diventerà il soggetto politico e sindacale che porterà le rivendicazioni di Mendes, dei contadini e delle popolazioni indigene dell'Amazzonia all'attenzione dei media internazionali.

Nel 1987 una delegazione delle Nazioni Unite verifica direttamente a Xapuri le accuse rivolte alle grosse finanziarie statunitensi che appoggiano progetti di disboscamento che causano la disoccupazione forzata dei seringueiros, l'esilio forzato dei contadini indios dell'Amazzonia ed un danno ecologico di dimensioni planetarie; in seguito a 40 giorni di campagna negli Stati Uniti, durante i quali Chico Mendes parla anche di fronte al Senato statunitense, la BID (''Bank of Interamerican Development'') ritira i propri investimenti in Amazzonia.

Nel 1988 Mendes lavora con successo alla creazione di una "riserva estrattiva" di caucciù nel ''seringal'' Cachoeira, espropriato dallo Stato alla famiglia latifondista Alves da Silva che l'aveva a sua volta illegalmente acquisito da dei piccoli proprietari terrieri. È l'anno in cui nasce l'''União Democrática Ruralista'' (Unione democratica rurale o UDR) un sindacato che compie in realtà azioni paramilitari in tutto lo stato, minacciando ripetutamente Chico Mendes, che denuncerà alla polizia i nomi dei suoi futuri sicari. Nel terzo congresso della CUT Mendes denuncia nuovamente i delitti della UDR, ed espone la tesi congressuale "In difesa del popolo della foresta" davanti ai 6000 delegati che lo eleggeranno segretario generale per acclamazione.


LA MORTE

Il 22 dicembre 1988 viene ucciso davanti alla porta di casa dai fratelli Alves da Silva, precedenti proprietari del ''seringal'' Cachoeira.

Riguardo l'arresto del killer e dei mandanti, nonostante fossero ben noti, furono considerati fuori dalla portata giudiziaria per le loro connessioni politiche ed il loro potere economico. Forti pressioni nazionali ed internazionali riuscirono a far arrivare il caso in tribunale. Nel dicembre del 1990, Darly Alves da Silva, proprietario terriero e allevatore locale, con il quale Chico si era scontrato più volte per l'ottenimento del titolo di "reservas extractivistas" per la sua regione, ricevette una condanna a 19 anni di prigione per essere stato il mandante dell'omicidio; suo figlio, Darci, ricevette la stessa condanna per esserne stato l'esecutore materiale.

L'entusiasmo iniziale fu molto, sia a livello internazionale e mediatico che regionale, ma non appena i media spostarono i loro riflettori, gli omicidi continuarono. Dagli ultimi anni del '70, di centinaia di omicidi di leaders sindacali e protestanti per i diritti della terra, l'unico che fu investigato completamente e porto' ad una condanna fu quello di Chico Mendes.

La condanna a Darly Alves da Silva fu annullata nel febbraio del 1992 a Rio Branco dalla corte d'appello statale.


CURIOSITÀ

Diverse sono le canzoni dedicate a Chico Mendes:

* ''Ricordati di Chico'' dei Nomadi,

* ''Chico Mendes'' dei Gang,

* ''Cuando los angeles lloran'' (Quando gli angeli piangono) dei Manà


COLLEGAMENTI ESTERNI

http://www.chicomendes.org/ Comitato Chico Mendes




RACHEL CORRIE

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Rachel Corrie (10 aprile 1979 - 16 marzo 2003) era un membro dell'International Solidarity Movement (ISM) e, come tale, aveva deciso di andare a Rafah, nella striscia di Gaza, durante l'Intifada di Al Aqsa. Fu ferita a morte mentre protestava contro l'occupazione israeliana, nel tentativo di impedire ad un bulldozer dell'esercito israeliano di distruggere alcune case palestinesi.


BREVI CENNI BIOGRAFICI

Rachel viveva ad Olympia, nello stato di Washington, dove aveva frequentato la "Capitol High School" e, in seguito l'"Evergreen State College", dove studiava arte e relazioni internazionali. Era molto conosciuta nel locale movimento per la pace e lavorava attivamente per il Movimento per la Pace e la Giustizia nella sua città. Durante l'ultimo anno di college, fece richiesta di un permesso per recarsi in Palestina e partecipare attivamente alla resistenza nei confronti dell'esercito israeliano, come membro dell'ISM della sua città.


L'ARRIVO A GAZA

Rachel partì dagli Stati Uniti il 18 gennaio 2003, per recarsi nella striscia di Gaza. Dopo il suo arrivo, frequentò per due giorni un corso di addestramento in filosofia e tecniche di resistenza non-violenta, prima di unirsi agli altri attivisti dell'ISM, per partecipare ad azioni dirette. Nei mesi di febbraio e marzo partecipò a diverse azioni:

* Un processo-farsa al presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, per i crimini commessi nei confronti della gente di Gaza;

* Una dimostrazione, parte della protesta globale del 15 febbraio contro la guerra in Iraq, durante la quale bruciò una bandiera di carta degli Stati Uniti, dopo che si era rifiutata di bruciare una bandiera israeliana;

* L'occupazione delle aree circostanti i pozzi d'acqua locali. L'ISM afferma che queste operazioni come "scudi umani" sono dirette a proteggere i pozzi ed i lavoratori palestinesi dall'esercito israeliano.

Rachel, oltre a partecipare attivamente, si definiva un "osservatore dei diritti umani", per quanto riguardava le azioni dei militari israeliani nell'area. Documentò la distruzione di 25 serre e lo smantellamento della strada per la città di Gaza. Riuscì anche a documentare la sparatoria contro gli operai dell'acquedotto municipale di Rafah che cercavano di ricostruire i pozzi Canada e El Iskan, pozzi che erano stati distrutti dai bulldozer dei militari israeliani il 30 gennaio. Durante la sua permanenza comunicava tramite e-mail con "Danny", un sergente riservista dell'esercito israeliano, che la incoraggiava a "documentare più che poteva, senza abbellire ed edulcorare con la scrittura creativa".

Trascorse anche molto tempo a parlare con i palestinesi del posto. Fu ospitata a dormire molte volte, in diverse famiglie, a Rafah. In alcune e-mail a sua madre raccontava anche di altre sue attività, dei "Gummi Bears" doppiati in arabo alla televisione, di come aiutava un ragazzino palestinese con i compiti di inglese. Era anche coinvolta in un progetto di corrispondenza tra bambini della striscia di Gaza e degli Stati Uniti. Le sarebbe piaciuto che Rafah ed Olympia venissero un giorno gemellate.


LA MORTE, A RAFAH

Il 16 marzo 2003, Rachel, insieme ad altri sei attivisti dell'ISM (tre britannici ed altri tre americani) stava cercando di impedire le operazioni di demolizione a Rafah, in base alle quali dei bulldozer corazzati venivano usati per spianare gli edifici e la vegetazione vicino al confine, lungo la strada tra Gaza e l'Egitto. Secondo l'esercito israeliano le demolizioni servirebbero a portare alla luce ordigni esplosivi ed a distruggere i tunnel dei contrabbandieri. I Palestinesi vengono a volte uccisi durante le operazioni di demolizione, che vengono spesso percepite come una forma di punizione collettiva.

Quel giorno in particolare, due bulldozer, appoggiati da un veicolo da combattimento Nagmachon (CEV), stavano estirpando sterpaglie (secondo le autorità israeliane) o demolendo case (secondo i dimostranti). Rachel indossava un giubbetto fluorescente, rosso. Sebbene ore prima avesse usato un megafono, non lo stava usando al momento in cui fu investita. Rachel stava di fronte alla casa di un amico, Samir Masri (alcuni dicono il suo nome fosse Samir Nasrallah), un medico palestinese.

Prima dell'incidente, quel giorno, per circa due ore, il gruppo aveva cercato di ostacolare i due bulldozer. Questi tentativi consistevano in posizionarsi fisicamente sulla loro traettoria e nel gridare ai manovratori delle macchine con il megafono. Circa un'ora prima dell'incidente fatale, i militari hanno sparato dei gas lacrimogeni di avvertimento per disperdere i dimostranti dell'ISM, che poi si raggrupparono di nuovo.

Quando i bulldozer avanzano, spingono e accatastano un mucchio di terra di fronte a loro. Una tecnica standard di boicottaggio da parte dell'ISM è quella di far sì che un dimostrante salga in cima al mucchio e si ponga così al di sopra del livello della lama del bulldozer, facendosi vedere chiaramente dall'operatore della macchina. A volte gli operatori si fermano o cambiano direzione, a volte sono i dimostranti a buttarsi giù dal cumulo di terra e farsi da parte.

Secondo i testimoni oculari, Rachel aveva seguito questa tecnica, prima si era seduta o inginocchiata, poi si era alzata in piedi, in cima al cumulo di detriti, di fronte al bulldozer. È rimasta così per un po', guardando l'operatore. Ad un certo punto, Rachel cadde dal cumulo, forse era scivolata e non è riuscita più a rialzarsi. Il bulldozer è avanzato e la lama l'ha colpita e le è passata sopra. I testimoni dicono che dopo averla coperta di terra, il bulldozer abbia fatto marcia indietro e le sia, così passato sopra una seconda volta. Secondo la versione ufficiale dell'esercito israeliano l'autista della ruspa non l'avrebbe vista a causa del suo essere scivolata fuori della sua visuale.

Un mese dopo, verso la metà di aprile, una versione ufficiale dell'esercito israeliano scagionerà completamente il proprio operatore, individuando la responsabilità dell'accaduto nel comportamento - sostiene sempre il rapporto - "illegale, irresponsabile e pericoloso" dei dimostranti.




ANNA FRANK

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Annelies Marie "Anne" Frank, italianizzato in Anna Frank (12 giugno 1929 - marzo 1945), fu una ragazza ebrea che scrisse un diario mentre si nascondeva con la famiglia dai nazisti, ad Amsterdam, durante la seconda guerra mondiale. La sua famiglia venne tradita ed essi vennero trasportati nei campi di concentramento tedeschi, dove Anna e tutti i suoi familiari furono uccisi, ad eccezione del padre Otto. Dopo la guerra, il suo diario venne pubblicato, rendendola famosa in tutto il mondo.

Anna nacque a Francoforte sul Meno, in Germania, seconda figlia di Otto Heinrich Frank (12 maggio 1889 - 19 agosto 1980) e di sua moglie Edith Hollander (16 gennaio 1900 - 6 gennaio 1945), proveniente da una famiglia di patrioti tedeschi che prestarono servizio durante la prima guerra mondiale. Aveva una sorella maggiore, Margot Betti Frank (16 febbraio 1926 - marzo 1945). Lei e la famiglia dovettero spostarsi ad Amsterdam per sfuggire alla persecuzione dei nazisti. Appena tredicenne, dovette nascondersi con la famiglia nell’''Achterhuis'', un piccolo spazio a due piani posto sotto i locali della compagnia di Otto. (Questo ''Achterhuis'' era situato in un vecchio - ed abbastanza tipico - edificio sul Canale Prinsengracht, nella parte ovest di Amsterdam, a circa un isolato dalla Westerkerk.) La porta dell'''Achterhuis'' era nascosta dietro una libreria. Vissero lì dal 9 luglio 1942 al 4 agosto 1944, durante l'occupazione nazista.

Nel nascondiglio trovarono rifugio 8 persone: Otto e Edith Frank (i genitori di Anna); la sorella maggiore Margot; il Signor Dussel, un dentista ebreo (vero nome, Fritz Pfeffer); e i coniugi van Daan con il loro figlio Peter (vero cognome, van Pels). Durante quegli anni Anna scrisse un diario, descrivendo con considerevole talento le paure causate dal vivere in clandestinità, i sentimenti per Peter, i conflitti con i genitori, e la sua aspirazione di diventare scrittrice.

Dopo più di due anni, una soffiata di un informatore olandese portò la Gestapo al loro nascondiglio. Vennero arrestati dalla ''Grune Polizei'' e il 2 settembre 1944 Anna Frank e la sua famiglia vennero caricati su un treno merci che andava da Westerbork ad Auschwitz, dove giunsero tre giorni dopo. Nel frattempo Miep Gies ed Elly Vossen, due delle persone che si erano prese cura del gruppo durante il periodo passato nel nascondiglio, trovarono il diario e lo misero al sicuro.

Anna, Margot ed Edith Frank, i van Pels e Fritz Pfeffer non sopravvissero ai campi di concentramento tedeschi (nel caso di Peter van Pels, alle Marce della morte tra un campo e l'altro). Margot e Anna passarono un mese ad Campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e vennero poi spedite a Bergen-Belsen, dove morirono di tifo esantematico nel marzo 1945, poco dopo la liberazione. Solo il padre di Anna sopravvisse ai campi di concentramento (Morì nel 1980). Miep gli diede il diario ed egli lo aggiustò per la pubblicazione con il titolo di ''Diario Het Achterhuis''. Da allora è stato pubblicato in 55 lingue.

Una recente edizione critica del diario compara l'originale con la versione rivista dal padre. La casa dove Anna e la famiglia si nascondevano è ora un museo. Si trova al 263 di Prinsengracht, nel centro della città, raggiungibile a piedi dalla stazione centrale, dal palazzo reale e dal Dam.

Nel 1956 il diario venne adattato in un'opera teatrale che vinse il Premio Pulitzer, nel 1959 ne venne tratto un film (I diari di Anna Frank), nel 1997 ne fu tratta un'opera di Broadway con materiale aggiunto dal diario originale.

Anche se l'autenticità del diario è stata provata oltre ogni ragionevole dubbio e Simon Wiesenthal riuscì persino a ritrovare il poliziotto che aveva eseguito l'arresto, i negatori dell'olocausto continuano a metterla in dubbio.

Nel 2004 nei Paesi Bassi è stato pubblicato un nuovo libro, intitolato ''Mooie zinnen-boek'' (libro delle belle frasi). Seguendo il consiglio del padre, Anna copiava brani e brevi poemi che l'avevano colpita in modo particolare, tratti dai molti libri che aveva letto durante la permanenza nell'''Achterhuis''.


CURIOSITÀ

L'asteroide n. 5535 è stato chiamato Annefrank in suo onore.


BIBLIOGRAFIA

* ''I diari di Anna Frank: Edizione Critica'', Anne Frank, curato da David Barnouw e Gerrold Van der Stroom, Einaudi - Collana: Grandi Opere - 2002 - ISBN 8806147307. A cura dell'Istituto per la documentazione bellica dei Paesi Bassi. Compara diverse edizioni del diario con l'originale, include uno studio approfondito della sua autenticità, riporta la storia delle persone coinvolte prima e dopo la guerra.




CASTELLANO


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CHICO MENDES


Chico Mendes (1944-1988) Sindicalista y ecologista brasileño. Francisco Alves Mendes Filho nació en las proximidades de la ciudad de Xapuri, en el estado de Acre, un remoto territorio del oeste de Brasil. No acudió a la escuela siendo niño, pues ayudaba a su padre en la obtención de caucho en la selva tropical de la cuenca amazónica (Amazonia).

Este trabajo entrañaba gran dificultad en muchas ocasiones. Los árboles de caucho se hallaban dispersos en el denso bosque, y los caucheros tenían que recorrer a menudo grandes distancias para encontrarlos. Por otro lado, los comerciantes solían explotar a los caucheros pagándoles precios muy bajos por el material recogido y cobrándoles grandes cantidades por los alimentos y demás productos suministrados. Debido a esta situación, los recolectores de caucho contrajeron grandes deudas con los comerciantes.

Cuando Mendes era un adolescente, entró en contacto con miembros del Partido Comunista, quienes le alfabetizaron y le instruyeron en su teoría política. En 1968, Mendes comenzó a criticar abiertamente el sistema comercial vigente. El gobierno brasileño inició la construcción de carreteras en la selva tropical amazónica en la década de 1970 para fomentar el desarrollo de la región. Esta mejora atrajo al sector ganadero, que comenzó la tala de parte del bosque para crear zonas de pasto. Los ganaderos destruyeron los árboles de caucho que constituían el medio de vida de los caucheros; sin embargo, éstos carecían de organización, por lo que no pudieron impedir tal desastre.

En 1975, los caucheros formaron un frente común en Acre con la ayuda de los sindicatos de la Confederación de Trabajadores Rurales. Mendes se unió a este grupo y participó en la creación del Sindicato de Trabajadores Rurales de Xapuri, en 1977. Fue nombrado presidente de este colectivo en 1981, iniciándose así su carrera política. En un primer momento, se alineó con el Movimiento Democrático Brasileño, contrario al gobierno militar, y más tarde ingresó en el Partido Comunista de Brasil y en el Partido de los Trabajadores, fundado en 1980.

El sindicato de Xapuri organizó clases de educación básica para los caucheros y, en 1980, estableció el Projeto Seringueiro, un programa que alentaba a esta población a conocer y defender el bosque tropical. Se crearon cooperativas para reducir la influencia de los comerciantes. En lugar de negociar directamente con los intermediarios, los caucheros se asociaron para vender el material a precios más elevados y adquirir los bienes esenciales a precios al por mayor. Los sindicatos pusieron en práctica un plan de resistencia en Acre ante el progresivo avance de los ganaderos.

Uno de sus métodos era el denominado empate, una forma de protesta no violenta en la que los caucheros formaban barreras humanas para impedir el acceso a los bosques y evitar que los leñadores talaran los árboles. Entre 1976 y 1988, llevaron a cabo más de 40 empates, en los que consiguieron salvar 1,2 millones de ha de bosque tropical. Mendes participó en la organización del Congreso Nacional de Caucheros en 1985. El objetivo de esta reunión era encontrar medios alternativos de explotación del bosque tropical sin olvidar la protección de la región amazónica ni la subsistencia de sus habitantes.

Una de las soluciones más importantes fue la creación de 'reservas de extracción' de propiedad pública, en las que la población que vivía de la recolección del caucho, nueces, fibra y frutas podía continuar con su sistema de vida. No obstante, el concepto de reservas públicas era contrario a la tradición brasileña sobre la propiedad privada de la tierra. Los ganaderos rechazaron esta medida, adoptaron una actitud hostil ante los sindicatos y, en ocasiones, emplearon la violencia contra sus oponentes.

En 1984, el gobierno desarrolló un plan para la construcción de una autopista a lo largo de Acre que hizo temer a los caucheros la destrucción del bosque tropical. En esos momentos, Mendes era ya una figura conocida entre los grupos ecologistas de Estados Unidos y organizó un movimiento internacional de oposición a este proyecto. En 1987, se entrevistó con miembros del Banco Interamericano de Desarrollo (BID) y del Comité de Consignación del Senado de Estados Unidos y les convenció para que no financiaran la autopista. Asimismo, obtuvo la promesa de que los futuros préstamos internacionales para proyectos en el bosque tropical amazónico sólo se aprobarían si garantizaban el respeto al medio ambiente y a la forma de vida de las comunidades indígenas.

En 1987, la familia Alves da Silva, del sur de Brasil, compró la hacienda Cachoeira, en la que Mendes había trabajado. Los nuevos propietarios intentaron expulsar a los caucheros y transformar la finca en un rancho ganadero. No obstante, los empates que tuvieron lugar en Acre llevaron al gobierno a convertir este terreno en una reserva extractora. Darlí Alves da Silva, que perdía con ello sus tierras, comenzó a planear el asesinato de Mendes.

El 22 de diciembre de 1988, éste fue tiroteado en la puerta de su casa. Alves y su hijo Darci fueron acusados del crimen y condenados a 19 años de prisión en 1990. Ambos consiguieron escapar de una cárcel de baja seguridad en 1993, pero fueron capturados nuevamente en 1996. Tras la muerte de Mendes, varios espacios naturales de Brasil recibieron su nombre en su honor, y su casa de Xapuri ha sido transformada en museo. En 1994, John Frankenheimer dirigió The Burning Season, un filme cinematográfico basado en la vida de Mendes, en el que el actor Raúl Juliá interpretaba al biografiado.

El 22 de diciembre de 1998 marcó el décimo aniversario del asesinato del golpeador de Amazon, del líder y del ecologista de goma Chico Mendes de la unión. En honor de la vida y del trabajo Chico Mendes, en ocasión del décimo aniversario de su muerte, el fondo ambiental de la defensa (FED) ha lanzado la campaña sostenible del bosque Chico Mendes, en sociedad con el consejo nacional de los golpeadores de goma del Brasil. La campaña promueve la creación de nuevas “reservas extractivas”, el concepto Chico de las reservas manejadas por la gente del bosque.




ANNE FRANK

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Anneliese Marie (Anne) Frank (12 de junio de 1929 - marzo de 1945) fue una judía alemana, que dejó constancia en su diario de sus experiencias en un escondrijo o desván construido en un edificio de oficinas, mientras se ocultaba con su familia de los nazis en Amsterdam, Holanda, durante la Segunda Guerra Mundial. Su familia fue capturada y llevada a distintos campo de concentración alemán, en donde morirían todos salvo su padre, Otto. Anne fue enviada a los campos de concentración nazis de Auschwitz el 2 de septiembre de 1944 y más tarde al campo de concentración de Bergen-Belsen. Murió allí de fiebre tifoidea a finales de febrero o principios de marzo de 1945, pocos días antes de que este fuera liberado.

Años después, su padre publicó su famoso diario, ''El diario de Anne Frank''.


BIOGRAFÍA

Nació en Fráncfort del Meno (Hesse), siendo la segunda hija de Otto Heinrich Frank (12 de mayo de 1889 - 19 de agosto de 1980) y su mujer Edith Hollander (16 de enero de 1900 - 6 de enero de 1945), una familia de patriotas alemanes que habían participado en la Primera Guerra Mundial. Tenía una hermana mayor, Margot Frank (16 de febrero de 1926 - marzo de 1945). Junto con su familia, tuvo que mudarse a Amsterdam, huyendo de los nazis. Allí le regalaron un diario al cumplir los trece años. Muy poco después, su familia tuvo que ocultarse en un escondrijo, el ''Achterhuis'', situado en un viejo edificio en el Prinsengracht, un canal en el lado occidental de Amsterdam, y cuya puerta estaba escondida tras un estantería. Allí vivieron durante la ocupación alemana, desde el 9 de julio de 1942 hasta el 4 de agosto de 1944.

En el escondite había 8 personas: sus padres, Otto y Edith Frank; ella y su hermana Margot; el señor Dussel, un dentista judío cuyo nombre real era Fritz Pfeffer, y el señor y la señora van Daan con su hijo Peter (cuyo apellido real era van Pels). Durante aquellos años, Anne escribió su diario, en el que describía su miedo a vivir escondida durante años, sus nacientes sentimientos por Peter, los conflictos con sus padres, y su vocación de escritora. Pocos meses antes de ser descubiertos, empezó a reescribir su diario con la idea de publicarlo tras la guerra.

Tras más de dos años, un informador holandés guió a la Gestapo a su escondite. Fueron arrestados por la Grune Polizei y, el 2 de septiembre de 1944 toda la familia fue trasladada en tren de Westerbork a Auschwitz, viaje que les llevó tres días. Mientras tanto, Miep Gies y Elly Vossen, dos de los que los protegieron mientras estuvieron escondidos, encontraron y guardaron el diario.

Anne, Margot y Edith Frank, la familia van Pels y Fritz Pfeffer no sobrevivieron a los campos de concentración nazis (aunque Peter van Pels murió durante las marchas entre campos de concentración). Margot y Anne pasaron un mes en Auschwitz-Birkenau y luego fueron enviadas a Campo de concentración de Bergen-Belsen, donde murieron de fiebre tifoidea en marzo de 1945, poco antes de la liberación. Sólo Otto logró salir de los campos de concentración con vida. Miep le dio el diario, que editaría con el fin de publicarlo con el título "El diario de Anna Frank", que ha sido ya publicado en 55 idiomas.

La tumba de Anne y Margot Frank está en el lugar donde estaba el Campo de concentración de Bergen-Belsen.


PERÍODO RESEÑADO EN EL DIARIO

Al cumplir trece años, el 12 de junio de 1942, Anne recibió un pequeño cuaderno que había señalado a su padre en una vitrina unos días antes. Si bien se trata de un libro de autógrafos, empastado en tela a cuadros rojo y negro, con una pequeña cerradura en el frente, Anne ya había decidido que lo utilizaría como diario. Empezó a escribir en él casi inmediatamente, describiéndose ella y su familia así como su vida diaria en casa y en el colegio; utilizaba como frase introductoria "Querida Kitty". Escribió sobre sus resultados en clase, sus amigos, chicos con los que simpatizaba y los lugares que prefería visitar en su vecindario. Si bien estos primeros escritos en su diario muestran que su vida era en muchas formas la vida típica de una escolar, también reseña los cambios que se van implantando desde la ocupación alemana. Algunas referencias parecen casuales y sin gran énfasis, sin embargo en algunas entradas describe con mayor detalle la opresión que cada día va en aumento. Escribió acerca de las estrellas que todos los judíos estaban obligados a portar en público, y también enumeró algunas de las restricciones y persecuciónes impuestas en la vida cotidiana de la población judía de Amsterdam.

En julio de 1942, Margot Frank recibió un aviso ordenándole presentarse para deportación hacia un campo de trabajo. Anne fue entonces informada de un plan que Otto había preparado con sus empleados de mayor confianza, y que ya conocían Edith y Margot desde hacía pocos días. La familia se escondería en cuartos camuflados en las instalaciones de la empresa en la ''Prinsengracht'', una calle al borde de uno de los canales de Amsterdam.


VIDA EN EL ''ACHTERHUIS''

El 8 de julio de 1942, la familia se mudó al escondite preparado. Su apartamento fue dejado en desorden para hacer pensar que había sido abandonado de manera súbita, y Otto Frank dejó una nota de la que se podía deducir que habían logrado escapar hacia Suiza. Como los judíos no podían utilizar los transportes públicos debieron caminar varios kilómetros desde su casa hasta el refugio, portando cada uno todas las vestimentas que pudieron, dado que no podían correr el riesgo de ser vistos con equipajes. El ''achterhuis'' (palabra holandesa para referirse a la parte trasera de una casa) era un espacio de tres pisos en la parte trasera del edificio con acceso a un patio detrás de las oficinas de Opekta. En el primer nivel había dos pequeñas habitaciones, con un baño adjunto. Sobre este se encontraba una gran habitación, con otra más pequeña adjunta. De esa habitación pequeña se subía hacia el ático. La puerta del ''achterhuis'' fue cubierta con una estantería para que no pudiera ser vista. Anne se referiría más tarde a este espacio como el ''Anexo Secreto''. El edificio principal, situado a una cuadra de Westerkerk, era un edificio banal, típico de los edificios de los barrios del oeste de Amsterdam.

Victor Kugler, Johannes Kleiman, Miep Gies y Elisabeth "Bep" Voskuijl eran los únicos empleados que sabían del escondite y junto con Jan, el esposo de Gies y Johannes Hendrik Voskuijl, el padre de Voskuijl, eran quienes ayudaban a los Frank a sobrevivir durante la duración de su confinamiento. Ellos eran el único contacto entre el exterior y los ocupantes de la casa y los mantenían informados de las noticias de guerra y de los eventos políticos. Eran también los proveedores de todo lo necesario para la seguridad y supervivencia de la familia; el abastecimiento de comida resultaba cada vez más difícil a medida que el tiempo transcurría. Anne escribió sobre la dedicación y sobre los esfuerzos para levantarles el ánimo durante los momentos más peligrosos. Ellos eran conscientes de que la pena por dar refugio a un judío en aquel momento era la capital.

A finales de julio, se les unió la familia van Pels: Hermann, Auguste, y Peter de 16 años, y más tarde en noviembre llegó Fritz Pfeffer, dentista y amigo de la familia. Anne escribió sobre lo bueno que era tener otras personas con quién hablar, pero las tensiones rápidamente se presentaron en este grupo de personas que debían compartir confinados este escondite. Luego de compartir su habitación con Pfeffer Anne terminó por considerarlo insoportable, y se peleó con Auguste van Pels, a quién consideraba fuera de sus cabales. Su relación con su madre se hizo difícil también y Anne escribió que sentía tener poco en común con ella por ser su madre demasiado abstraída. Aunque algunas veces discutió con Margot, escribió sobre un lazo inesperado que se había desarrollado entre ellas, aunque con quién se sentía más cercana era con su padre. Tiempo más tarde, también comenzó a apreciar la gentileza de Peter van Pels y hasta llegaron a tener sentimientos románticos.

Anne pasaba la mayor parte de su tiempo leyendo y estudiando, al tiempo que continuaba escribiendo en su diario. Además de narrar los eventos transcurridos, Anne escribía sobre sus sentimientos, creencias y ambiciones, temas de los que no hablaba. Al sentirse más segura sobre su forma de escribir, al mismo tiempo que crecía y maduraba, escribía sobre temas más abstractos, como sus creencias en Dios, o sobre cómo definía ella la naturaleza humana. Escribió regularmente hasta su anotación final, el 1 de agosto de 1944.


ARRESTO Y VIDA EN LOS CAMPOS DE CONCENTRACIÓN

La mañana del 4 de agosto de 1944 la ''Grune Polizei'' asaltó el ''achterhuis'' siguiendo una pista de un informador que nunca fue identificado''Quién delató a Anne Frank''. Se puede consultar el archivo, en ''formato pdf'' y en ''inglés'',. Conducido por el Sargento del Cuerpo de Protección (SS) Karl Silberbauer del Servicio de Seguridad (SD), el grupo contaba con al menos tres miembros de la ''Policía de Seguridad''. Los inquilinos fueron introducidos en camiones y trasladados para someterlos a interrogatorio. Victor Kugler y Johannes Kleiman fueron encarcelados, pero a Miep Gies y a Bep Voskuijl les permitieron marcharse. Más tarde regresarían al ''achterhuis'', donde encontraron las anotaciones de Anne desparramadas por el suelo. Las recogieron, así como varios álbumes de fotos de la familia, y Gies se propuso devolvérselos a Anne cuando la guerra hubiese terminado.

Llevaron a los miembros de la casa a un campo en Westerbork. Siendo aparentemente un campo de tránsito donde hasta ese momento habían pasado más de 100.000 judíos, y el 2 de septiembre el grupo fue deportado en el que sería su último traslado desde Westerbork hasta el campo de concentración de Auschwitz. Tras tres días de viaje llegaron a su destino, y los hombres y mujeres fueron separados según su sexo, para no volverse a ver más. De los 1019 pasajeros, 549 – incluyendo niños menores de 15 años – fueron seleccionados y enviados directamente a las cámaras de gas en las que fueron asesinados. Anne había cumplido 15 años tres meses antes y se libró, y aunque todos los del ''achterhuis'' sobrevivieron a la selección, Anne creyó que su padre había sido asesinado.

Junto con las otras mujeres no seleccionadas para la muerte inmediata, Anne fue obligada a permanecer desnuda para ser desinfectada, le raparon la cabeza y le tatuaron un número de identificación en el brazo. Durante el día las mujeres eran usadas para realizar trabajos forzados y por la noche eran hacinadas en barracones frigoríficos. Las enfermedades se propagaban velozmente y en poco tiempo Anne terminó con la piel cubierta de costras.

El 28 de octubre comenzó la selección para reubicar a las mujeres en Campo de concentración de Bergen-Belsen. Más de 8,000 mujeres, Anne y Margot Frank y Auguste van Pels incluidas, fueron transportadas, pero Edith Frank se quedó atrás. Se levantaron tiendas para acoger la afluencia de prisioneros, entre ellos Anne y Margot, y a medida que la población aumentaba el índice de mortandad debido a enfermedades aumentó rápidamente. Anne pudo juntarse por un breve periodo con dos amigas, Hanneli Pick Goslar (llamada "Lies" en el diario) y Nanette Blitz, quienes sobrevivieron a la guerra. Contaron cómo Anne, desnuda salvo por un trozo de manta, les explicó que infestada de piojos, se había despojado de sus ropas. La describieron como calva, demacrada y temblorosa, pero a pesar de su enfermedad les dijo que estaba más preocupada por Margot, cuyo estado parecía más severo. Goslar y Blitz no llegaron a ver a Margot, que permaneció en su litera, demasiado débil como para caminar. Anne les dijo que estaban solas, y que sus padres habían muerto.

En marzo de 1945 una epidemia de fiebre tifoidea se propagó por todo el campo; se estima que terminó con la vida de 17.000 prisioneros. Los testigos contaron más tarde que Margot, debilitada como estaba, se cayó de su litera y murió como consecuencia del golpe, y que pocos días después Anne también murió. Se cree que esto sucedió pocas semanas antes de que el campo fuese liberado por tropas británicas el 15 de abril de 1945, y aunque la fecha exacta no fue registrada, se considera que pudo ocurrir entre finales de febrero y mediados de marzo.

Tras la guerra, de los aproximadamente 110.000 Judíos que fueron deportados desde los Países Bajos durante la ocupación Nazi, sólo 5.000 sobrevivieron.

De los ocho inquilinos del ''achterhuis'', sólo el padre de Anne sobrevivió. Herman Van Pels, fue gaseado justo tras la llegada del grupo a Auschwitz-Birkenau, el 6 de septiembre de 1944. Su esposa Auguste murió entre el 9 de abril y el 8 de mayo de 1945, en Alemania o en Checoslovaquia. Su hijo Peter murió el 5 de mayo de 1945 en el campo de concentración de Mauthausen, en Austria, después de ser trasladado andando desde Auschwitz.

El Dr. Friedrich Pfeffer, murió el 20 de diciembre de 1944 en el campo de concentración de Neuengamme. La madre de Ana, Edith Hollander, murió el 6 de enero de 1945, en Auschwitz-Birkenau. Johannes Kleiman y Victor Gustav Kugler, socios comerciales de Otto Frank que ayudaron a los anteriores mientras permanecieron escondidos, fueron arrestados por ayudar a la familia Frank. Ambos fueron sentenciados a realizar un ''Arbeitseinsatz'' (servicio de trabajo) en Alemania, y ambos sobrevivieron a la guerra.


''EL DIARIO DE ANNE FRANK''

Otto Frank sobrevivió y regresó a Amsterdam. Fue informado del fallecimiento de su esposa, también fue informado de que sus hijas habían sido transferidas a Bergen-Belsen, quedando con la esperanza de que lograran sobrevivir. En julio de 1945, la Cruz Roja confirmó las muertes de Anne y Margot y fue sólo entonces cuando Miep Gies le dio el diario. Luego de leer el diario comentó no haberse dado cuenta de cómo Anne había mantenido un registro tan exacto y bien escrito de su estadía juntos. Tratando de cumplir póstumamente el deseo de Anne expresado en el diario de convertirse en escritora, decidió intentar hacerlo publicar. Al preguntársele muchos años después sobre su primera reacción, respondió sencillamente: ''Nunca supe que mi pequeña Anne era tan profunda''.

El diario de Anne se inicia como una expresión privada de sus pensamientos íntimos, expresando la intención de nunca permitir que otros lo leyeran. Describe cándidamente su vida, su familia y compañeros y su situación, mientras empieza a reconocer su ambición de escribir novelas y publicarlas. En el verano de 1944, escuchó una transmisión de radio de Gerrit Bolkestein— miembro del gobierno Holandés en el exilio— que decía que al terminar la guerra crearía un registro público de la opresión sufrida por la población de su país bajo la ocupación alemana. Mencionó la publicación de cartas y diarios, de manera que Anne decidió que contribuiría con su diario. Comenzó a corregir su escritura, a eliminar secciones y a reescribir otras, en vista de su publicación. A su cuaderno original, anexó varios cuadernos adicionales y hojas sueltas. Se creó pseudónimos para los miembros del grupo y sus benefactores. La familia van Pels se convirtió en Hermann, Petronella y Peter van Daan; Fritz Pfeffer pasó a llamarse Albert Dussell. Otto Frank utilizó la versión original del diario, conocida como "versión A", y la versión corregida, conocida como "versión B", para producir la primera versión para ser publicada. Retiró algunos pasajes, sobre todo aquellos en los que se refería a su esposa en términos poco halagadores, así como secciones en las que hablaba de detalles íntimos respecto a su floreciente sexualidad. Restauró las verdaderas identidades de su familia, pero retuvo los pseudónimos de las otras personas.

Frank llevó el diario a la historiadora Anne Romein, quien intentó publicarlo sin éxito. Luego se lo pasó a su esposo Jan Romein, quien escribió una artículo sobre el libro con el título de "Kinderstem" ("La voz de una niña") en el periódico ''Het Parool'' el 3 de abril de 1946. Escribió que el diario "pausadamente expresado en la voz de una niña, muestra todos los odios del fascismo, mejor que las evidencias de los juicios de Nuremberg todas juntas". Su artículo atrajo la atención de los editores y el diario fue publicado en 1947, seguido de una reimpresión en 1950. Albert Hackett escribió una pieza de teatro basada en el diario, estrenada en Nueva York en 1955, que recibió el Premio Pulitzer de Teatro. La pieza fue llevada al cine en 1959 con el título ''El diario de Anne Frank'', resultando un éxito comercial y recibiendo excelentes críticas. El diario ha crecido en popularidad con el pasar de los años, y es lectura obligatoria en bachillerato en varios países, y en varios estados de los Estados Unidos.

En 1986, se publicó una edición crítica del diario. Compara secciones originales con secciones modificadas por el padre, e incluye una discusión relativa a su autenticidad así como datos históricos sobre su familia.

En 1988, Cornelis Suijk—antiguo director de la Fundación Anne Frank y presidente de la Fundación para la educación sobre el Holocausto de los Estados Unidos — anunció que había obtenido cinco páginas que habían sido eliminadas por Otto Frank del diario antes de su publicación; Suijk afirma que Otto Frank le entregó esas páginas poco antes de su muerte en 1980. Las páginas eliminadas contienen comentarios muy críticos de Anne Frank hacia la relación matrimonial de sus padres y hacia su madre. La decisión de Suijk de reclamar derechos de autor sobre las cinco páginas para con ello financiar su fundación en los Estados Unidos causó controversia. El Instituto Holandés de Documentación de Guerra, actual propietario del manuscrito solicitó que le fueran entregadas las páginas faltantes. En 2000 el Ministerio Holandés de Educación, Cultura y Ciencia accedió a donar 300.000 dólares a la fundación de Suijk y las páginas fueron entregadas en 2001. Desde entonces, han sido incluidas en las nuevas ediciones del diario.

En 2004, se publicó un nuevo libro en Holanda, titulado ''Mooie zinnen-boek'' ("Libro de las bellas citas"), que contenía fragmentos de libros y poemas cortos que Anne recopiló, por consejo de su padre, durante su permanencia en el Achterhuis.


ELOGIO A ANNE FRANK Y SU DIARIO

En su introducción a la primera edición americana del diario, Eleanor Roosevelt lo describió como "uno de los más sabios y conmovedores comentarios que he leído sobre la guerra y su impacto en los seres humanos". El escritor soviético Ilya Ehrenburg diría más tarde: "una voz que habla por la de seis millones; la voz no de un sabio o un poeta, si no la de una muchacha corriente". A medida que ha crecido la talla de Anne Frank como escritora y humanista, se ha convertido en un símbolo del Holocausto y más ampliamente como una representante de la persecución. Hillary Rodham Clinton, en su discurso de acogida de un Premio Humanitario Elie Wiesel en 1994, citó del diario de Anne Frank y dijo que "nos despierta frente a la locura de la indiferencia y el terrible precio que supone para nuestros jóvenes", que relacionó con los recientes acontecimientos ocurridos en Sarajevo, Somalia y Rwanda. Tras recibir el premio humanitario de la Fundación Anne Frank en 1994, Nelson Mandela se dirigió a una multitud en Johannesburgo, diciendo que había leído el diario de Anne Frank mientras estaba en prisión y que "obtuvo un gran aliento de él". Comparó la lucha de Anne contra el nazismo con la suya propia contra el apartheid, trazando una línea paralela entre las dos filosofías con el comentario "porque estas creencias son evidentemente falsas, y porque fueron, y siempre serán, desafiadas por los semejantes a Anne Frank, están destinadas al fracaso".

En el mensaje final de la biografía sobre Anne Frank de Melissa Muller, Miep Gies trató de disipar lo que creía era una creencia equivocada que iba en aumento, "Anne simboliza a los seis millones de víctimas del Holocausto", escribiendo: "la vida y muerte de Anne era su propio destino, un destino individual que se repitió seis millones de veces. Anne no puede, y no debe, representar a los muchos individuos a los que los nazis robaron sus vidas... Pero su destino nos ayuda a aceptar la inmensa pérdida que sufrió el mundo por culpa del Holocausto".

El diario ha sido también alabado por su mérito literario. Comentando el estilo de redacción de Anne, la dramaturga Meyer Levin que trabajó con Otto Frank en la dramatización del diario poco después de su publicación lo alabó por "mantener la tensión de una novela bien construida", mientras que el poeta John Berryman escribió que era una representación única, no sólo de la adolescencia si no también del "proceso misterioso y fundamental de un niño que se convierte en adulto, como sucede en realidad". Su biógrafa Melissa Muller dijo que escribió "en un estilo preciso, confiado y económico, pasmoso en su franqueza". Su escritura es en gran parte un estudio de personajes, y examina a cada persona de su círculo con un ojo astuto, inflexible. Es de vez en cuando cruel y a menudo parcial, sobre todo en sus representaciones de Fritz Pfeffer y de su propia madre, y Muller explica que canalizó los "cambios de humor normales en la adolescencia" a través de su obra. Su examen de sí misma y de lo que la rodeaba se mantiene durante un largo período de tiempo de modo introspectivo, analítico, altamente autocrítico, y en los momentos de frustración relata la batalla que se libra en su interior entre la "Anne buena" que desea ser, y la "mala" que cree ser. Otto Frank recordó a su editor explicando por qué pensaba que el diario se leería tan extensamente, con el comentario "dijo que el diario abarca tantas etapas de la vida que cada lector puede encontrar algo que lo conmueva".


DESAFÍOS POR PARTE DE QUIENES NIEGAN EL HOLOCAUSTO Y ACCIONES LEGALES

Desde su publicación se ha puesto empeño en desacreditar el diario, y desde mediados de 1970 David Irving (historiador y negacionista del Holocausto) ha sido constante al aseverar que el diario no es auténtico. Según el también negacionista Robert Faurisson, el diario no fue realmente escrito por Anne Frank, ya que contiene páginas escritas con bolígrafo, inventado en 1938 y patentado en Argentina el 10 de junio de 1943, pero que no habría sido introducido en Alemania hasta un año después, fecha en la que Anne había sido ya trasladada al campo de concentración (2 de septiembre de 1944) y su diario estaba terminado. Las continuas declaraciones públicas hechas por quienes niegan el Holocausto llevaron a Teresien da Silva a comentar en 1999, en nombre de la Casa de Anne Frank, que "para muchos extremistas de derechas (Anne) demuestra ser un obstáculo. Su testimonio de la persecución de los judíos y su muerte en un campo de concentración están bloqueando el camino para la rehabilitación del nacional-socialismo".

Desde los años 50 la negación del Holocausto ha sido una infracción criminal en algunos países europeos, y se ha hecho uso de la ley para prevenir un aumento de la actividad neonazi. En 1959 Otto Frank tomó acciones legales en Lubeck contra Lothar Stielau, un profesor de colegio y antiguo miembro de las Juventudes Hitlerianas que publicó un documento estudiantil en el que describió el diario como una falsificación. La corte examinó el diario y concluyó en 1960 que éste era auténtico. Stielau se retractó de su afirmación anterior, y Otto Frank no llevó su demanda más lejos.

En 1958 un grupo de manifestantes desafió a Simon Wiesenthal durante una representación del Diario de Anne Frank en Viena asegurando que Anne Frank nunca existió, y le pidieron que probase su existencia encontrando al hombre que la había arrestado. Empezó a buscar a Karl Silberbauer y lo encontró en 1963. Cuando fue entrevistado, Silberbauer admitió en seguida su papel, e identificó a Anne Frank en una fotografía como una de las personas que fueron arrestadas. Proporcionó una versión completa de acontecimientos y recordó haber vaciado en el suelo una maleta llena de papeles. Su declaración corroboró la versión de los hechos que había sido presentada anteriormente por testigos como Otto Frank.

En 1976 Otto Frank emprendió acciones contra Heinz Roth, de Fráncfort, que publicó folletos que indicaban que el diario era una falsificación. El juez decidió que si publicaba nuevas afirmaciones en esa línea sería condenado a pagar una multa de 500.000 marcos alemanes y se enfrentaría a una sentencia de seis meses de cárcel. Dos casos fueron desestimados por los tribunales alemanes en 1978 y 1979 amparándose en el derecho a la libertad de expresión, en vista de que la queja no había sido llevada a cabo por ninguna "parte perjudicada". El tribunal declaró en cada caso que si se hacía una nueva petición desde una parte perjudicada, como Otto Frank, se podrían abrir diligencias por difamación.

La controversia llegó a su punto más alto en 1980 con el arresto y juicio de dos neonazis, Ernst Romer y Edgar Geiss, que fueron juzgados y encontrados culpables de la creación y distribución de impresos denunciando la falsedad del diario, a lo que siguió una querella de Otto Frank. Durante la apelación, un equipo de historiadores examinó los documentos de acuerdo con Otto Frank, y determinaron su autenticidad.

Con la muerte de Otto Frank en 1980, el diario original, incluyendo cartas y hojas sueltas, fue dejado en herencia al Instituto para la Documentación de la Guerra de los Países Bajos, que llevó a cabo en 1986 un estudio forense del diario a través del Ministerio de Justicia de los Países Bajos. Tras cotejar la caligrafía con ejemplares de autoría probada determinaron que coincidían, y que el papel, pegamento y tinta empleados eran fáciles de adquirir durante el período en el que se afirmaba que el diario había sido escrito. Su determinación final fue que el diario era auténtico. El 23 de marzo de 1990 el Tribunal Regional de Hamburgo confirmó su autenticidad.


LEGADO

El 3 de mayo de 1957 un grupo de ciudadanos, incluido Otto Frank, establecieron la Fundación Anne Frank en un esfuerzo por salvar el edificio Prinsengracht de la demolición, y para hacerlo accesible al público. Otto Frank insistió en que el propósito de la fundación sería el de fomentar el contacto y la comunicación entre jóvenes de diferentes culturas, religiones y razas, y oponerse a la intolerancia y a la discriminación racial.

La Casa de Anne Frank abrió sus puertas el 3 de mayo de 1960. Consiste en el almacén Opekta, las oficinas y el ''achterhuis'', sin amueblar, para que los visitantes pudiesen caminar libremente por todas las habitaciones. Se conservan algunas reliquias personales de sus antiguos inquilinos, por ejemplo las fotografías de estrellas de cine pegadas en la pared por Anne, una porción del papel pintado sobre el que Otto Frank marcaba la altura de sus hijas mientras crecían y un mapa en la pared sobre el que registró el avance de las aliados, todo ello protegido ahora por láminas de plexiglás. Desde la pequeña habitación que fuera una vez hogar de Peter van Pels, un pasillo conecta el edificio con sus vecinos, también adquiridos por la Fundación. Estos otros edificios guardan el diario, así como exposiciones no permanentes que describen diversos aspectos del Holocausto y muestras más contemporáneas de la intolerancia racial en diversos lugares del mundo. Se ha convertido en una de las principales atracciones turísticas de Holanda, y cada año la visitan más de medio millón de personas.

En 1963 Otto Frank y su segunda mujer, Fritzi, establecieron el ''Anne Frank Fonds'' como una organización de beneficencia, con base en Basilea, Suiza. El ''Fonds'' recauda dinero para donarlo a las causas que lo necesitan. Tras su muerte, Otto legó los derechos sobre el diario al ''Fonds'', con la cláusula de que los primeros 80.000 francos suizos producidos como beneficio cada año se distribuyeran entre sus herederos, y que cualquier ingreso por encima de esa cantidad se destinase al ''Fonds'' para su uso en los proyectos que sus administradores considerasen digno de ello. Proporciona, con carácter anual, financiación para el tratamiento médico de los Righteous Among the Nations. Se ha esforzado por educar a los jóvenes contra el racismo y ha prestado algunos de los manuscritos de Anne Frank al Museo Conmemorativo del Holocausto de los Estados Unidos en Washington, D.C. para una exposición en 2003. Su informe anual para ese mismo año dio cierta cuenta de su esfuerzo para realizar contribuciones a nivel global, con su apoyo a proyectos en Alemania, Israel, India, Suiza, el Reino Unido y los Estados Unidos.



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